Città metropolitana di Padova: quale?

L’area metropolitana di Padova, come risaputo e come riconosciuto nella creazione della Conferenza metropolitana di Padova, si estende ben oltre i confini comunali del capoluogo. Il tessuto urbano costituisce ormai un unicum tra la città ed il suo hinterland, con i comuni contermini che di fatto sono oggi la sua periferia esterna: in molti casi, il confine tra i comuni stessi non è riconoscibile se non per la segnaletica verticale. Anche i flussi degli spostamenti tra città ed hinterland, indicano come viviamo in un unico ambiente urbano policentrico. Questo processo è in atto da ormai un trentennio, e nel nuovo millennio non ha fatto altro che intensificarsi. L’integrazione geografica, economica e sociale, però, non ha finora trovato una vera sponda amministrativa: l’area anzi paga la frammentazione, in quanto paga i problemi della grande città senza averne tutti i benefici. Quanto finora costruito in ambito metropolitano, come le tangenziali cittadine, per quanto lodevole non è e non può essere considerato un punto di arrivo, anche per via della fatica con cui è stato portato a compimento.

Padova ed i comuni del suo hinterland devono dunque unirsi sotto un unico ente comunale, unico modo per poter governare efficacemente quella che è già una grande realtà, e che può così essere adeguatamente “pesata” e rappresentata a livello regionale ed europeo. In particolare, nei seguenti punti l’unione avrebbe effetti indubbiamente favorevoli:

  • coordinazione urbanistica
  • gestione della viabilità
  • trasporti pubblici
  • rapporti con i governanti a Venezia e Roma
  • fondi europei
  • visibilità culturale, commerciale e turistica
  • sicurezza (unico ente di polizia locale)
  • finanziamenti statali ed europei (maggiore capacità di contrattazione e di progetto)

L’unione deve essere veramente tale: una fusione tra soggetti alla pari, e non un’annessione dei singoli comuni al capoluogo. Il primo esperimento poteva essere fatto in brevissimo tempo con Cadoneghe e Vigodarzere, secondo quanto già determinato nel 2013 tra le amministrazioni coinvolte. Di recente (2016) sono state invece proposti Ponte San Nicolò e Albignasego: l’importante sarebbe iniziare!

La nuova Padova chiuderà l’era della Conferenza Metropolitana, resa ormai inutile ed obsoleta. Sarà ovviamente possibile che, in piena libertà, alcuni comuni decidano di non partecipare a questo grande progetto. Questo però non dovrà fermarlo, né chiudere per sempre la possibilità a questi comuni affinché aderiscano in un secondo momento; benché, naturalmente, nell’immediato futuro essi possano essere parzialmente esclusi da alcuni dei servizi e progetti della nuova Padova. L’integrazione può dunque avvenire in maniera graduale e scaglionata.

Padova_Google_Earth

Prima di discutere di come può formarsi la nuova città, sarà però importante definire i confini di questa possibile Grande Padova. I comuni interessati sono quelli della Conferenza metropolitana, come costituita entro il 2005:

  • Padova
  • Abano Terme
  • Albignasego
  • Cadoneghe
  • Casalserugo
  • Legnaro
  • Limena
  • Maserà di Padova
  • Noventa Padovana
  • Ponte San Nicolò
  • Rubano
  • Saonara
  • Selvazzano Dentro
  • Vigodarzere
  • Vigonza
  • Villafranca Padovana

Più quelli che potrebbero essere invitati ad unirsi, come parte integrante del sistema urbano metropolitano:

  • Campodarsego
  • Fiesso d’Artico *
  • Mestrino
  • Montegrotto Terme
  • Pianiga *
  • Stra *
  • Vigonovo *

* attualmente appartenenti alla città metropolitana di Venezia

La nuova Padova potrebbe quindi avere, secondo i dati del 1° gennaio 2015, 499.026 abitanti.

 

(Grazie a Google Earth per l’immagine)

 

 

Autore: Filippo Turturici

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