Trasporti pubblici e tram

Il trasporto pubblico padovano è storicamente deficitario, sin dall’abolizione delle linee di tram e ferrovie locali nel secondo dopoguerra. La decisione di puntare esclusivamente sul trasporto su gomma si è rivelata a lungo andare fallimentare, impedendo di creare quella rete di mobilità pubblica degna di una grande e moderna città. Le proposte e le realizzazioni dell’ultimo ventennio sono state alquanto limitate, e non hanno risolto il problema: limitate entro i confini comunali e con poche soluzioni elementari, non hanno mai veramente offerto un piano alternativo e complementare al traffico privato.

Serve dunque un piano integrato della mobilità, con diverse soluzioni di trasporto, senza conflittualità tra pubblico (comunale) e privato, ma in grado di spostare in massa padovani, pendolari e turisti nei vari punti della città e altrove. L’obiettivo non è quello di un servizio finalizzato agli utenti che già ne fanno uso, fatto salvo il miglioramento generale delle condizioni di servizio: ma quello di offrire una valida e libera alternativa al trasporto privato per coloro che ne sono ancora esclusi, catturando così quanti più utenti possibile oltre a quelli attuali. Vediamo dunque in breve come potremmo ridisegnare il tram, rivedere il sistema degli autobus, ed introdurre due novità nel panorama patavino: una ferrovia suburbana, o detta alla tedesca S-Bahn, totale novità nel panorama cittadino e anche veneto; e magari anche un trasporto via acqua.

 

Il tram

Non ci vergogniamo di dirlo: noi apprezziamo il tram padovano (metrobus). Certamente è stato meno apprezzabile il sotterfugio elettorale, e altrettanto si potevano scegliere soluzioni tecniche più classiche e affidabili. Tuttavia, nel suo piccolo, è funzionale al suo scopo, e rappresenta l’unica grande innovazione nei trasporti patavini degli ultimi 20 anni (le tangenziali, benché alcune completate di recente, furono impostate decenni prima). Inoltre, soprattutto, non esiste media o grande città europea senza un sistema tranviario: e ci sono precise ragioni tecniche, per la “superiorità” del trasporto su rotaia rispetto a quello su gomma.

Dicevamo che attualmente è limitato ad un’unica linea entro i confini cittadini. Pur essendo funzionale ai quartieri che serve, rimane un sistema isolato e quindi relativamente costoso e poco integrato. I precedenti progetti di ampliamento, inoltre, non uscivano da concetti fortemente limitativi (es. nessuna espansione all’hinterland), e sono naufragati per la lentezza burocratica e politica con cui erano proposti. Ampliare la rete tranviaria è possibile, ma secondo nuove linee guida, più funzionali ed estese:

T1 Pontevigodarzere – Guizza (linea attuale): ampliata a nord fino a Mejaniga, a sud con possibile doppio capolinea ad Albignasego e Salboro;

T2 Tencarola – ZIP/Stra: manca sicuramente un collegamento est-ovest, e manca un servizio adeguato per chi lavora nella ZIP. Il doppio capolinea alla ZIP ed a Stra ad est, collegando la stazione centrale di Padova ed i poli direzionali ed universitari, e ad ovest alle zone commerciali ed industriali di Rubano e Selvazzano Dentro, può risolvere una buona parte di questi problemi. La realizzazione non è semplice ed immediata, per cui si può programmare di costruire tale linea in due o tre fasi distinte; il primo stralcio può essere dalla ZIP alla ex-caserma Prandina (con capolinea provvisorio e parcheggio).

T3 Limena – Saonara/Ponte San Nicolò: un collegamento nordovest-sudest servirebbe zone densamente popolate ed importanti strutture. Si può prevedere un doppio capolinea a Saonara ed a Ponte San Nicolò (lato Voltabarozzo), attraversando la ZIP nord e la ZIP sud, e passando anche dal nuovo ospedale, dal Plebiscito e attraverso la zona industriale di Limena. Una passerella ciclo-pedonale sul Brenta permetterebbe anche agli abitanti di Vigodarzere di usufruirne.

Qui sotto, come apparirebbero le linee sulla carta (ringraziando Google Maps e Windows Paint):

Tram_Padova

Tali proposte ovviamente non esauriscono le possibili estensioni di queste linee né altre nuove linee, ma si possono porre come base concreta di lavoro entro il 2030.

 

autore: Filippo Turturici

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