Alta velocità…o alta capacità?

Nei giorni scorsi, è stato ripetuto l’allarme degli ultimi anni: il tratto Padova-Verona dell’alta velocità è fermo al palo. Le colpe sono di tutti, e di nessuno. Rimane infatti indefinito, dopo decenni di progetti e discussioni, il reale concetto di “TAV a Nord-Est”. Veniamo infatti dai progetti grandiosi e dispendiosi degli anni ’70-’80, dove veniva ripetuto il dualismo strada-autostrada anche nelle ferrovie, con linee locali e ad alta velocità separate.

E’ un concetto che ha senso dove ci sono lunghe distanze, pochi grossi centri da collegare, ed ovviamente un numero sufficiente di passeggeri interessato a muoversi ad alta velocità tra questi centri: come da Milano a Napoli. Oppure laddove sia necessaria una linea più diretta e moderna, per sostituire tratte ottocentesche troppo lente, come per i valichi alpini.

Il nostro territorio è invece diverso. Già oggi, ha poco senso viaggiare in aereo verso Milano: il treno, anche senza essere superveloce, è già competitivo con i tempi di attesa e di trasferimento dei viaggi aerei. E difficilmente sull’A4 si va più veloci con la propria automobile. Inoltre, fattore ancora più importante, il territorio veneto è policentrico, e non è possibile escludere i principali centri dai collegamenti. Né avrebbe senso, dato che la gran parte dei passeggeri non va da Venezia a Milano, ma da Padova, Vicenza, Verona, Brescia. Ha dunque senso spendere miliardi, per una linea ferroviaria nuova dove sfrecciare a 300km/h e oltre?

Per un ingegnere come me, è un sogno bellissimo: ma proprio perché sono ingegnere, devo distinguere tra sogno e realtà. E la realtà ci dice che, da Brescia a Verona a Padova, una linea TAV avrebbe poco traffico ed alti costi, ed i passeggeri guadagnerebbero una manciata di minuti (ad oggi il potenziale della linea esistente sarebbe già di 1h30′ da Padova a Milano). Per i merci sarebbe inoltre inutile, dato che la loro velocità di crociera non supera di solito i 130km/h, e le linee locali in orario notturno sono già quasi sgombre, checché ne dica il ministro. Siamo forse contrari al traffico merci? Assolutamente no, anzi siamo ultra-favorevoli: ma sappiamo anche che per decenni il traffico ferroviario merci è stato semplicemente trascurato in Italia, e sarà con la programmazione e non con i proclami propagandistici che ci si porrà rimedio. In fondo il ministro ha solo scoperto l’acqua calda, ma la vende come novità.

Tornando al nostro problema, entra anche il suddetto traffico merci, ecco perché ne parlo. La vecchia linea corre sul tracciato storico, costruito ancora dall’Impero Austriaco, ed ovviamente sente tutte le problematiche del semplice doppio binario, quando deve servire una delle aree più popolate ed attive d’Europa. La soluzione, a cui per tratti singoli si sta già arrivando, è quella di quadruplicare la linea esistente – similmente alla Padova-Mestre – ma non tanto per avere una TAV affiancata alla vecchia linea. Una linea quadrupla assorbirebbe il doppio del traffico, e permetterebbe di affiancare quello locale a quello veloce a lungo raggio: basta poter tenere i 200km/h puliti tra le città, per fare Padova-Milano in 1h30′; non servono i 300km/h. Ed il traffico merci sarebbe anch’esso parte integrante del progetto, senza bisogno di altri progetti. Passare quindi dalla TAV alla TAC, l’alta capacità.

Ci arriveremo? Sì, perché è la soluzione più ovvia e più economica. La differenza è, se lo faremo presto, o se continueremo a sprecare tempo per inseguire progetti faraonici. Noi ci auguriamo che, a partire dalla giunta comunale di Padova, i nostri politici sappiano scegliere presto la strada – anzi, la ferrovia – giusta, e che si facciano sentire quanto prima e con forza. Anche perché sono scelte determinanti per la nostra città, non solo per i collegamenti esterni, ma fin dentro la nostra stazione.

 

autore: Filippo Turturici

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