Plebiscito, perché sì

I giornali locali, negli ultimi giorni, ci hanno dato l’ultimo aggiornamento sullo stato dei finanziamenti al progetto del “nuovo” stadio Plebiscito. Un progetto certamente controverso in città, ma si sa, tra i padovani e soprattutto tra i tifosi, difficile trovare un assoluto accordo. Per di più su una questione delicata come lo stadio (anche se non la più delicata…)

Di nuovo stadio, di fatto, se ne parla da trent’anni. L’Appiani di fine anni ’80, storica ed adorata casa dei padovani, era ormai obsoleto sotto ogni punto di vista: inadeguato come spazi e sicurezza, con le nuove norme non era più abbastanza capiente né per il pubblico dell’epoca né per una società ambiziosa. In questo clima nacque lo stadio Euganeo, sempre guardato con diffidenza, sia per i ritardi nei lavori e la corruzione, sia per le sue caratteristiche. Nato da un progetto scartato a Torino (dove comunque non ne scelsero uno tanto migliore…), vedeva la luce un impianto già sorpassato come servizi, stile e comfort, qualcosa che avrebbe fatto la sua gran figura negli anni ’70, ma non negli ultimi venti. Era inoltre freddo e distante sotto ogni punto di vista (o caldo d’estate, se preferite), e non ha mai entusiasmato i tifosi; anzi ha accompagnato il progressivo declino del Calcio Padova verso il punto più basso della sua storia.

Eppure qualcuno, specie ai piani alti della politica cittadina, lo rimpiange. Perché? Non lo sappiamo; possiamo solo supporre che sia per attaccamento nostalgico ai propri padrini politici, che battezzarono sia loro sia questo stadio. Di sicuro non si intende molto degli impianti moderni, in giro per l’Europa: progettati per essere vicini ai tifosi e per avvicinare anche fisicamente i tifosi al campo, con una capienza adeguata a quella media reale e non sovradimensionata, con servizi, negozi, punti di ristoro ecc. L’Euganeo non è purtroppo nulla di tutto questo.

Lo sarà il Plebiscito? Non possiamo saperlo, questo implica dei progetti che vadano anche oltre le nuove curve, i parcheggi e gli adeguamenti anti-incendio dei quali ci parlano i giornali: ci auguriamo comunque che l’attuale amministrazione ci pensi, seriamente, organizzando bene i lavori e non liquidando la questione come secondaria. Tuttavia il progetto presenta due punti di forza: i tifosi vicini al campo di gioco; ed una capienza, prevista intorno ai 12mila spettatori, più che adeguata all’ultimo quindicennio di calcio a Padova. Esatto, adeguata anche alla Serie B: nemmeno nella stagione della fatal Novara o in quella successiva, la media del pubblico fu superiore a circa 8mila persone, e non oltre gli 11mila per le partite di cartello in campionato. Ci sarebbero insomma stati anche nel vecchio, glorioso Appiani del 1990; purtroppo lo scarso pubblico è un problema comune a tutto il calcio italiano, ma non è nostro compito scriverne qui. Quanto ai trasporti, il Plebiscito non ha nulla da invidiare all’Euganeo, anzi si fa forte della linea del tram raggiungibile a piedi; e non sarebbe male una seconda linea che passi proprio di lì,come da noi proposto.

Siamo insomma d’accordo in linea di principio con la decisione di portare il Calcio Padova a giocare al Plebiscito entro il 2018. Ora la palla passa al sindaco ed alla sua giunta: dovranno dimostrare che alle parole seguono i fatti. E dovranno anche riuscire nel difficile intento, di fare del Plebiscito uno stadio moderno e confortevole, senza penalizzare né gli sport vicini (ghiaccio, baseball, nuoto ecc.) né le esigenze del Petrarca Rugby quando ne avesse bisogno. L’Euganeo rimarrà invece buono per i grandi eventi, artistici e sportivi; al momento il suo abbattimento appare quantomai lontano.

 

autore: Filippo Turturici

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3 pensieri su “Plebiscito, perché sì

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