Plebiscito: più politica che sport

La questione dello stadio Plebiscito è tornata alla ribalta nelle ultime settimane. Avevamo già parlato qui del progetto di ampliare l’impianto ed adeguarlo alle normative vigenti, perché il Calcio Padova possa usarlo come campo di casa quanto prima. Ora l’atmosfera si sta surriscaldando, tra un fronte del Sì guidato principalmente dagli ultras, ed un fronte del No con un comitato più squisitamente politico. Non che gli ultras patavini non facciano politica, anzi: ma mentre loro sono comunque utenti regolari dello stadio, il secondo schieramento appare motivato da ragioni esclusivamente politiche. In particolare fa riferimento alla vecchia maggioranza, ed ai suoi padrini politici, che tennero a battesimo lo stadio Euganeo.

Diciamo a scanso di equivoci che l’operazione Plebiscito non è così immediata come il sindaco vorrebbe, e che a nostro parere il budget di 3milioni € a disposizione è molto ridotto: a spanne, servirebbero 5 o 6milioni € (circa 1000€ per ogni nuovo posto, compresi i nuovi parcheggi, i tornelli, l’impianto di sorveglianza ecc.). Non è esente da criticità nemmeno l’impatto sulla zona circostante, benché essa sia decentrata rispetto alle vie più densamente abitate dell’Arcella e di Mortise, e di conseguenza sul traffico. Tuttavia dobbiamo sempre tenere conto dell’alternativa, che sarebbe quella di rimanere all’Euganeo: uno stadio pieno di difetti e con scarsissimi pregi, ben conosciuti a tutti i tifosi regolari ed occasionali del Calcio Padova.

Si dirà che esistono tanti stadi uguali o peggiori, ma non mi sembra una grande scusa. E’ dispersivo, freddo, sovradimensionato, tiene lontano il pubblico, è nato già vecchio e per di più nessun tifoso (non solo gli ultras) lo ama. Era stato progettato e costruito negli anni di Tangentopoli, quando il Padova giocando in Serie B aveva ambizioni di Serie A e chissà, viste le dimensioni, forse anche di coppe europee (abbiamo poi visto tutti com’è andata in realtà). Il progetto era inoltre già obsoleto come impostazione, figlio di una mentalità ferma agli anni ’70, ed assolutamente non al passo con il modello britannico che oggi giustamente impera: stadi accoglienti, dimensionati il giusto, adeguati anche alle esigenze commerciali e non solo sportive (in modo da vivere 24/7), e finalizzati al calcio invece che polifunzionali. Fu inoltre lasciato solo, abbandonato: manutenzione scarsa e di bassa qualità, nessuna linea di mezzi pubblici dedicata tranne qualche navetta (eppure si poteva utilizzare la ferrovia), servizi pessimi (dai negozi alle toilette) e di conseguenza una figuraccia anni fa quando lo visitò una delegazione UEFA. Possiamo e dobbiamo dirlo, quello fu un grande spreco di denaro pubblico: la difesa dei propri padrini politici appare dunque l’unica vera ragione dietro certi comitati contrari. Il Plebiscito rimase anch’esso semi-abbandonato per anni, nella convinzione che un freddo gradone di cemento ed una tettoia fossero tutto quello di cui avevano bisogno i tifosi del rugby, nemmeno fossimo nella Cecoslovacchia comunista; fortuna che arrivò il mondiale Under20 a garantire qualche mano di vernice in più.

Può insomma essere il Plebiscito la casa adeguata per il Calcio Padova? Per le ambizioni che ha adesso e nei prossimi anni, per il pubblico medio che ha avuto persino sfiorando la Serie A, per la conformazione dello stadio, il Plebiscito non è ancora la destinazione ottimale – che sarebbe uno stadio di proprietà con annesse attività commerciali, ma mancano i schei per farlo ora – ma almeno risolve alcune criticità che i tifosi devono sopportare da oltre 20 anni, e per le serie B e C (Lega Pro) va benissimo. Ovviamente il nostro sì è condizionato ad un progetto serio, con un budget adeguato, realizzato in tempi brevi e certi, che rispetti le esigenze degli altri sport presenti nel complesso, che preveda una viabilità adeguata ed un collegamento pedonale dedicato dalla fermata del tram (zona Arcella) allo stadio; e ci auguriamo che l’attuale giunta comunale così proceda.

E sarebbe sicuramente una sede migliore dell’Euganeo, soprattutto se questo viene difeso solo per ragioni politiche: in futuro, auspicabilmente con fondi privati, potremo rimettere mano anche al principale stadio cittadino, sul modello ad esempio del Friuli. Intanto può benissimo funzionare per i grandi eventi musicali, per i test match autunnali di rugby e per eventuali altri grandi eventi sportivi. Se e quando il Calcio Padova sarà in Serie A, ne riparleremo se giocare di nuovo all’Euganeo: ovviamente ci auguriamo tutti che ciò accada molto presto, ma dobbiamo anche essere realisti.

 

autore: Filippo Turturici

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