Caserma Piave: finisce un’era, ne inizia un’altra

Dopo anni di attesa da parte degli abitanti del quartiere, finalmente viene chiarito il futuro della Caserma Piave: che, come già preannunciato qualche mese fa, passerà all’Università di Padova. Lo storico edificio, sede del distretto militare per diverse generazioni di padovani, era stato edificato dagli austriaci su quel che rimaneva dell’antica chiesa di Sant’Agostino e dell’annesso convento degli agostiniani. Il cui edificio principale, comprensivo di chiostro, era fino a poco tempo fa il circolo sottufficiali; mentre l’antico ponte lì davanti, prende il nome proprio dalla perduta chiesa. Una delle chiese forse più bella di Padova, demolita in una delle prime follie urbanistiche della nostra città, a volte deturpata nel suo cuore dagli interventi del XX e talvolta pure XIX secolo.

In attesa di definire nel dettaglio il progetto, ci permettiamo di manifestare la nostra approvazione alla destinazione d’uso. Al di là dei possibili, piccoli disagi legati alla presenza di tanti giovani e non, è comunque una boccata d’ossigeno per una zona un po’ “vecchia” anagraficamente, ed ai margini dell’ex quartiere Centro. Diventa quindi un’occasione preziosa per una riqualificazione dello storico complesso militare, ma anche per valorizzare di più tutta la zona. Se naturalmente il progetto universitario avocherà a sé la gran parte degli spazi e dei volumi, ci permettiamo di richiedere fin d’ora alcuni miglioramenti, utili anche ai residenti:

  • un’area verde e alberata aperta a tutti, che faccia coppia con quella di Piazza Castello al di là del ponte;
  • un passaggio ciclo-pedonale sempre aperto, dalla Riviera Paleocapa in corrispondenza del Ponte Sant’Agostino, a Via Moro sul “retro” del complesso;
  • la riscoperta e valorizzazione dell’ex complesso conventuale dei monaci agostiniani, riadattato all’uso militare dopo la demolizione della loro chiesa due secoli or sono, ed inseribile in un unico percorso storico-culturale con la Specola;
  • il mantenimento dell’accesso carrabile del complesso universitario sulla sola via Moro, sul “retro” si potrebbe dire;
  • il mantenimento, e se possibile ampliamento, del parcheggio a raso su Riviera Paleocapa (con solo accesso pedonale al complesso universitario).

Speriamo che queste semplici richieste trovino ascolto! Infine, un ultimo appello, stavolta alla Soprintendenza: non bloccate le ristrutturazioni e neanche le demolizioni, di edifici di nessun pregio storico o artistico, solo perché costruiti duecento anni fa. Per quanto sia corretto preservare una grossa parte del complesso, riteniamo che siano anche indispensabili alcune pesanti modifiche, localizzate specie sul lato sud e specie se si vorrà fare un’area verde a servizio del quartiere. Il chiostro dell’ex convento, quello sì va valorizzato: ma le vecchie camerate e stalle, se inutili, possono eccome essere “toccate”.

 

autore: Filippo Turturici

P.S. Il nuovo complesso “cancellerebbe” il progetto a fianco del Fiore di Botta, in zona Stanga. Chiediamo dunque anche: quale destinazione per quell’area?

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