Degrado parte terza: più pattuglie in città?

Veniamo ad un nuovo capitolo, su un argomento che non vorremmo nemmeno dover toccare: il degrado, dopo i capitoli su lassismo e sporcizia. Padova è ovviamente una città relativamente grande, il che non porta solo vantaggi, ma anche qualche problema, dato che vanno a concentrarsi in città sia le persone sia gli affari. E’ dunque purtroppo normale che la criminalità sia più elevata che nei centri minori: tuttavia, un conto è la criminalità “fisiologica”, un altro è lasciarle campo libero.

Notizia recente, la studentessa aggredita ai Giardini dell’Arena durante la rapina della propria bici, in uno dei luoghi più belli e famosi di padova, di fronte alla Cappella degli Scrovegni! la situazione perdura da anni, e poco possono fare gli amministratori locali dati i loro limitati poteri – anche se qualcosa in effetti si può sempre fare. Ci chiediamo dunque cosa facciano le forze dell’ordine, prima di tutto, pur con il massimo rispetto per i loro membri ed il loro lavoro.

E poi ci chiediamo perché non ci possano essere più pattuglie per strada, in auto, in bici, a piedi, con un controllo costante (anche di notte) di tutto il territorio. Non servono chissà quali numeri, non serve militarizzare il territorio: bastano poche decine di agenti, poliziotti, carabinieri, vigili per ogni turno, e che su 3-4 turni al giorno pattuglino le strade e le piazze della città, girando di continuo. Più qualche pattuglia speciale nei luoghi o negli eventi di maggiore affluenza. Serve anche un coordinamento pubblico e unico – e qui invochiamo i nostri politici locali – tra forze statali e forze locali, allo scopo di organizzare queste pattuglie e più in generale il contrasto alla microcriminalità. E’ troppo difficile? A quanto pare, sì. Invece si risponde con l’operazione Strade Sicure, in atto da anni, ma dai risultati molto scarsi, se non quello di impiegare personale dell’Esercito in compiti di pubblica sicurezza, sottraendo così tempo e risorse ad unità militari arruolate ed addestrate per fare ben altro. Ci vuole un netto cambio di passo e di mentalità: dall’emergenza, all’organizzazione.

 

autore: Filippo Turturici

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