Un ospedale impossibile

Il sindaco Giordani ha presentato ieri il progetto del “nuovo vecchio” ospedale. A cominciare dalla presentazione però, dove ha detto “non chiamatelo nuovo su vecchio”, il progetto non ci convince per nulla.

Lasciamo al governatore Zaia sia il ricordare che ci sono 7 anni di carte precedenti dove si era definito perché e per come non si potesse procedere a mantenere l’ospedale sul sito attuale. Sia il minacciare di spostarlo fuori città (ipotesi non così assurda, dovendo servire un raggio molto più ampio del centro cittadino) o il convocare tavoli istituzionali. Vorremmo invece fare un punto di semplice buon senso.

La localizzazione dell’ospedale, ben lo sappiamo, è frutto di uno dei peggiori atti della storia urbanistica di Padova e della speculazione edilizia (pubblica). Esso è letteralmente sopra uno dei siti storici delle mura di Padova, e chissà di cos’altro nel sottosuolo, e incombe sul vicino (bellissimo) Giardino Treves e sull’area di Pontecorvo, che farebbero volentieri a meno della congestione di traffico e del panorama dei palazzoni del sito. Il voler concentrare tutto non vicino, ma dentro il centro storico, è stato un grandissimo errore del secondo dopoguerra – come altri esempi, tipo il moderno complesso di Largo Europa (pregevole, ma che ha distrutto un pezzo della vecchia Padova) e il tombinamento delle Riviere. Un errore cui, in parte, potremmo finalmente porre rimedio, trasportando il tutto in spazi più adatti sia alla viabilità e ai parcheggi che a moderni edifici, magari elevati in altezza (torri).

E veniamo appunto agli edifici. Quelli attuali mostrano tutto il peso dei decenni, e non solo per normale usura. La medicina, con le sue macchine e le sue esigenze, si è molto evoluta negli ultimi 50 anni, ed un edificio-ospedale che andava bene allora oggi è datato, se non proprio inadeguato fino ai limiti della pericolosità, e costa tantissimo in ristrutturazioni senza per altro risolverne i problemi. Infatti anche il progetto che chiameremmo “Giordani-Lorenzoni” prevede grandi e nuove costruzioni. Si è quindi in realtà tutti d’accordo che l’ospedale, così com’è, non può essere mantenuto e che non è nemmeno conveniente continuare a ristrutturarlo.

Infine il terzo punto dolente. Ricostruire l’ospedale in loco, anche solo parzialmente, significa situare un grande e complesso cantiere nel cuore della città, per diversi anni. Inoltre, peggio ancora, significa che l’ospedale non potrà operare così com’è, dato che non si può costruire in spazi ora vuoti (dato che non ci sono): dove andranno dipendenti e degenti del complesso, mentre i loro edifici vengono abbattuti e ricostruiti? Certo non negli altri edifici, già saturi. Certo non in altri ospedali, inesistenti salvo il piccolo Sant’Antonio. I disagi sarebbero gravi e durerebbero anni. L’impatto sarebbe anche peggiore, prima di tutto sulla qualità dell’offerta ospedaliera, ma anche e molto sulla capacità della sanità padovana di rimanere quel centro di eccellenza europea che è ancora oggi dopo tanti secoli di primato.

Non c’è insomma altra scelta che costruire un nuovo e moderno ospedale altrove, e liberare l’area attuale dalla maggior parte degli edifici. Ricostruirlo in loco come vuole la nuova amministrazione significa sia distruggere l’ospedale che la sanità padovana. Aggiungiamo che i costi di tale progetto appaiono sottostimati, e che comunque il risparmio diretto a breve termine non giustifica un ospedale inadeguato che dovremo tenerci per lunghi decenni a venire. Mantenere Padova ai vertici della sanità europea per i decenni a venire, invece, non ha prezzo. Insomma per bocciare questo progetto non serve nemmeno una relazione tecnica completa: basta un po’ di buon senso.

 

autore: Filippo Turturici

 

 

P.S. Utile forse anche ricordare l’ovvio: l’ospedale è regionale e universitario, e sono dunque Regione ed Università i responsabili della sua gestione, dismissione, ricostruzione. Il Comune deve indicare le aree dove farlo, non presentare un progetto su come farlo.

 

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